L’impianto elettrico: conviene farlo coi muri gia' aperti

Ogni quanto va rifatto davvero, cosa deve consegnarti chi lo fa, e perche' tracce e ripristini si pagano una volta sola se lo decidi adesso.

di Francesco Caprella, FC Sistemi (Rho) · pubblicato il

Lettura: 6 minuti

"L’impianto per adesso lo lasciamo, lo faccio piu' avanti." Capita di sentirlo dire a lavori appena cominciati, ed e' la frase che costa di piu' di tutte. Non per il prezzo dell’impianto, che e' quello: per i muri. Un impianto nuovo vuole le tracce nelle pareti, e le tracce vanno poi richiuse, intonacate e ripitturate. Se lo fai mentre i muri sono gia' aperti quel lavoro lo paghi una volta. Se lo fai fra due anni, lo paghi di nuovo su muri che avevi appena finito.

Ogni quanto va rifatto l’impianto per legge?

Mai. Non esiste nessuna norma che obblighi un privato a rifare l’impianto elettrico di casa sua dopo un tot di anni. Anzi, la legge dice quasi il contrario: il decreto del 2008 che regola gli impianti stabilisce che quelli delle abitazioni realizzati prima del 13 marzo 1990 si considerano adeguati se hanno, all’ingresso dell’impianto, un sezionamento e una protezione contro le sovracorrenti; e poi la protezione contro i contatti diretti e quella contro i contatti indiretti, che oggi di solito e' il differenziale da 30 milliampere, quello che tutti chiamano salvavita.

L’equivoco nasce da un’altra regola, che esiste davvero ma parla d’altro: la verifica ogni cinque anni degli impianti di messa a terra. Quella riguarda i luoghi di lavoro ed e' un obbligo del datore di lavoro. In casa tua non si applica. Il che non vuol dire che un impianto del 1968 vada bene cosi': vuol dire che a deciderlo non e' una scadenza sul calendario, ma com’e' fatto.

Quando conviene rifarlo davvero

I segnali che contano sono pratici, e li vedi senza essere elettricista. Le prese vecchie a due fori, cioe' senza messa a terra. Il salvavita che non c’e'. E se c’e' ma non scatta quando premi il tasto di prova, quello non e' un segnale che prima o poi: e' una cosa da far vedere a un elettricista subito. I fili ricoperti di stoffa o di gomma screpolata, che nelle case del dopoguerra di queste parti si trovano ancora dietro alle prese e agli interruttori. La cucina dove non puoi accendere forno e lavastoviglie insieme senza far saltare tutto. E le prolunghe: se in una stanza ne hai tre, quella stanza ti sta dicendo che le prese sono poche e nel posto sbagliato.

Il momento giusto, comunque, e' uno solo ed e' quando stai gia' ristrutturando. Con i muri aperti l’impianto costa il materiale e la posa. Dopo, costa anche i muri.

Cosa deve consegnarti chi fa l’impianto

A fine lavori l’impresa che ha fatto l’impianto deve rilasciarti la dichiarazione di conformita', con allegata la relazione dei materiali usati e il progetto. Non e' un foglio di cortesia: e' il documento che dice che l’impianto e' a norma, e te lo chiedono quando vendi casa, quando l’affitti e quando c’e' di mezzo l’assicurazione dopo un guaio. Chiedilo, e mettilo via insieme alle planimetrie.

Se l’impianto e' vecchio e la dichiarazione non e' mai esistita o si e' persa non e' finita: per gli impianti fatti prima del 27 marzo 2008 c’e' la dichiarazione di rispondenza, che rilascia dopo un sopralluogo un professionista iscritto all’albo, o il responsabile tecnico di un’impresa abilitata da almeno cinque anni.

Il mio impianto deve essere "a norma CEI"?

Qui si fa confusione, e vale la pena chiarirla. La legge non ti impone una norma col suo nome: ti impone che l’impianto sia fatto a regola d’arte. Poi aggiunge che gli impianti realizzati secondo le norme del Comitato Elettrotecnico Italiano si considerano fatti a regola d’arte. In pratica e' la strada con cui la regola d’arte si dimostra, ed e' quella che si segue. Ma la frase esatta e' questa, non "e' obbligatorio per legge".

C’e' una detrazione?

Si', e nel 2026 conviene saperlo prima di decidere quando pagare. Sulle spese pagate nel 2026 la detrazione per il recupero del patrimonio edilizio e' del 50 per cento se il lavoro riguarda l’abitazione principale e a pagare e' il proprietario o chi ha un diritto reale di godimento, e del 36 per cento negli altri casi, su un massimo di 96.000 euro per unita' immobiliare. Conta la data del pagamento, non quella della fattura o della fine dei lavori, e il pagamento va fatto col bonifico dedicato alle ristrutturazioni, quello con la causale e i codici fiscali: con un bonifico normale la detrazione si perde, e ce ne si accorge a lavoro finito. E dove le regole di cantiere chiedono la notifica preliminare, prima di cominciare va mandata una raccomandata all’ASL: e' il secondo modo classico di perderla. Attenzione anche al tipo di lavoro, perche' su una singola abitazione la manutenzione ordinaria non rientra mentre la straordinaria si'. Per il 2027 la legge di oggi scrive gia' aliquote piu' basse: 36 per cento sull’abitazione principale e 30 negli altri casi, sempre su 96.000 euro. Se stai decidendo quando pagare, saperlo adesso cambia il conto. La norma che le contiene viene pero' sostituita dal primo gennaio, quindi prima di spostare un pagamento al 2027 fatti dire dal commercialista come sta messa allora.

Da cosa dipende il preventivo dell’impianto

Una cifra non te la scriviamo, perche' senza aver visto casa sarebbe inventata. Quello che conta saperlo prima e' da cosa dipende: quanti punti luce e quante prese vuoi e dove, se si rifa' anche il quadro, se le tracce vanno fatte nella muratura o nel cemento armato (e li' cambia tutto), se l’impianto va solo rinnovato o rifatto da capo, e se per la potenza o la metratura serve il progetto di un professionista.

Perche' insieme ai muri, e non dopo

Quando il lavoro e' completo gli impianti li seguiamo noi, e la differenza si vede in due punti. Il primo sono le tracce: a richiuderle siamo sempre noi, nello stesso cantiere, senza che tu resti con le pareti aperte ad aspettare che un’altra ditta trovi il tempo. Il secondo e' il preventivo, che resta uno solo per muri e impianti: se qualcosa va storto non ci sono due ditte che si rimandano la colpa.

C’e' anche un vantaggio che si vede solo dopo: con l’impianto deciso prima di chiudere le tracce, le prese le metti dove servono davvero, non dove capitava che ci fosse gia' un buco. La presa dietro al divano, quella sul piano della cucina, il punto luce sopra il tavolo: sono decisioni da prendere guardando i muri aperti, non da rimpiangere a lavori finiti.

Se stai per aprire un cantiere a Rho e non hai ancora deciso cosa fare dell’impianto, parlane prima di cominciare a demolire: scrivici su WhatsApp o chiamaci al 338 890 8229, e nella pagina degli impianti trovi cosa seguiamo dentro un lavoro completo.

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